17.21 – LE PAROLE A PIETRO II/II: SATANA HA CHIESTO DI VAGLIARVI (Luca 22.31-34)

17.21 – Le parole a Pietro II: Satana ha chiesto di vagliarvi (Luca 22.31-34)

31Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». 33E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». 34Gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».

Prima di entrare nel tema del vaglio, c’è un particolare che risalta in questi versi e cioè come Gesù chiama l’Apostolo più anziano del gruppo: al verso 31 abbiamo “Simone” ripetuto due volte, al 34 “Pietro” una sola. Sappiamo che il primo nome è quello che l’Apostolo aveva fin dalla nascita, che significa “Dio ha ascoltato la mia voce” e che richiama la sua storia, il suo vissuto e il suo essere naturale di uomo. Viene infatti presentato così da Matteo 4.18: “Mentre camminava lungo il mare di Galilea, video due fratelli, Simone, – poi – chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori”.
Il nome “Pietro”, invece, che significa “Pietra, sasso” – altri sostengono “roccia” – è quello che gli fu dato dal Suo Maestro, come scrive Marco: “Costituì dunque i dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro…” (3.16). Questo gli fu anticipato da Gesù praticamente subito, quando Andrea suo fratello “incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, figlio di Giona; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro” (Giovanni 1.41,42). Qui s’impone una parentesi perché questo nome, oggi relativamente comune, tanto in aramaico (Kephas) che in greco (Petros) non indica una persona, ma appunto una pietra, un sasso o una macina da mulino. Solo nel corso del tempo “Pietro” divenne un nome e, per chi deve tradurre dal greco, nei dizionari trova “Pétros” ormai indicato come nome proprio grazie al riferimento siglato “NT”, Nuovo Testamento. È allora possibile stabilire che Gesù non volle tanto dare a Simone un nome proprio, ma piuttosto indicarlo col ruolo che avrebbe avuto nella predicazione e diffusione del Vangelo.
Non abbiamo chiari elementi che ci consentano di stabilire se i Dodici lo chiamassero sempre così, ma di fatto in tal modo è citato il più delle volte dagli Evangelisti, mentre nel libro degli Atti il nome “Simone” è praticamente inutilizzato a conferma del fatto che “Pietro” ha riferimento con il suo ruolo e con la sua vita spirituale. Ad esempio, al centurione Cornelio venne detto “Ora manda degli uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone, detto Pietro” (10.5).
Gesù dice a quest’apostolo “sarai chiamato Cefa” usando il futuro proprio per le ragioni che abbiamo visto, tant’è che nei testi a disposizione del cristianesimo usa il primo nome. Un’eccezione si trova nel notissimo Matteo 16.17-18 in cui leggiamo (traduzione letterale di Don Domenico Ottaviano) “Beato tu sei Simone Bar-Iona (=figlio di Giona), poiché carne e sangue non te (lo) rivelarono, ma il Padre mio, quello nei cieli. E io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e (le) porte de(ll’)Ade non prevarranno su di essa”. E la “pietra” è il fondamento, quello secondo il quale Gesù era il è “il Cristo, il Figlio dell’Iddio vivente”. Sarà Pietro stesso, nel suo discorso ai capi del popolo e anziani di Gerusalemme, a dire “Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo” (Atti 4.12).

Abbiamo poi il nostro passo, in cui prima l’Apostolo viene chiamato “Simone” per due volte, e poi “Pietro” al verso 34. Cosa abbiamo allora nella pericope di Matteo appena citatoA? Prima c’è “Simone”, l’uomo naturale, che riceve la rivelazione dallo Spirito Santo che lo porta a una dichiarazione che, secondo “carne e sangue”, non avrebbe mai potuto fare. Allo stesso modo nei versi di Luca, avvisandolo con gli altri che “Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano”, Gesù si riferisce agli attacchi di questo terribile personaggio e lo chiama poi “Pietro” coinvolgendo tutta la sua persona, vale a dire sia il pescatore che l’Apostolo che era, ma soprattutto che sarebbe diventato, anzi, aprendoli una prospettiva che superava la vergogna e il dolore che avrebbe provato appena udito il canto del gallo, quando “pianse amaramente” (v.62).

Fatta questa introduzione, vediamo cosa ha fatto l’Avversario: “vi ha cercati” è la traduzione da “exetésato”, tempo aoristo di exaitéo, cioè “chiedere, esigere, reclamare, pretendere”. “Cercare” come significato del verbo greco nei dizionari non si trova e sono convinto che Luca, scrivendo quel verbo, non abbia affatto voluto sottintendere che Satana si fosse messo alla ricerca degli undici; piuttosto, com’era ed è sempre stato suo diritto, si era presentato davanti a Dio e, in quanto “accusatore”, si era avvalso di un suo potere, cioè aveva preteso che Pietro e gli altri fossero “vagliati come il grano”. Ricordiamo Apocalisse 19.9-10 che ci ricorda una delle funzioni di Colui che un tempo era un Angelo di Luce: “Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio”.
Il libro di Giobbe, persona che visse probabilmente prima di Abramo, è quello che più degli altri mostra le strategie del “Serpente antico” nei confronti degli uomini che pongono o intendono porre Dio al centro della loro vita: “Ora, un giorno, i figli di Dio – gli angeli – andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male». Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui». Satana si ritirò dalla presenza del Signore” (1.6-12)
È noto cosa avvenne: Giobbe perse i suoi armenti coi guardiani a causa di un’irruzione nemica, poi le pecore coi pastori a causa di “un fuoco caduto dal cielo”; i Caldei rubarono tutti i cammelli che possedeva e uccisero i guardiani, quindi una tempesta fece crollare la casa in cui i suoi figli e figlie erano radunati e morirono tutti. A seguito di questi avvenimenti, “Giobbe si alzò e si stracciò il mantello, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse: «Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore». In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto” (1.20-22).
Satana però, non avendo avuto successo in questo primo attacco, ritornò davanti a Dio una seconda volta: “Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male. Egli è ancora saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui per rovinarlo, senza ragione». Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quello che possiede, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e colpiscilo nelle ossa e nella carne e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita».” (2.2-6).
Ho trascritto questi passi, che magari non tutti conoscono, perché chiariscono cosa abbia inteso Gesù con la frase “Ha chiesto di vagliarvi”: non avrebbe attaccato gli Undici come Giobbe, la prima volta privandolo dei suoi averi e dei propri affetti più cari, ma avrebbe agito sulla mente degli Apostoli ponendoli di fronte per la prima volta all’impensabile, cioè all’arresto, al processo e alla morte del loro Maestro, incutendo in loro un violento senso di sconfitta che solo una fede molto forte avrebbe potuto vincere. “Percuoterò il pastore, e le pecore saranno disperse”. Soltanto con la vittoria del Figlio di Dio sulla morte, l’apertura ufficiale della Dispensazione della Grazia costituita dalla Sua resurrezione e la discesa dello Spirito Santo Satana sarebbe stato sconfitto, ma quella vagliatura richiesta non avrebbe concesso alcuno sconto e Pietro sarebbe stato quello che avrebbe pagato, provvisoriamente ben inteso, il prezzo più alto. Solo la frase “Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno” contiene la garanzia del successo contro le strategie dell’Avversario per farlo cadere definitivamente.
Attenzione al fatto che Gesù pone il pronome “Io” volontariamente. Avrebbe potuto benissimo dire “Ho pregato per te” e sarebbe stato apparentemente la stessa cosa, ma quell’ “Io” racchiude tutto il Suo essere, il Suo aver vissuto in modo assolutamente santo in mezzo agli uomini, il Suo donarsi costantemente fino al sacrificio supremo. Quell’ “Io” è la garanzia più forte e totale che potesse dare a Pietro e agli altri, che certo non furono turbati meno di lui; sta a significare che, nonostante la gravità degli avvenimenti che si sarebbero verificati di lì a poco, sarebbero stati comunque salvaguardati. Caduti sì, ma non senza speranza.
Satana aveva chiesto-preteso che gli Undici fossero vagliati “come il grano”: un’espressione simile la troviamo in Amos 9.9, “Ecco, io darò ordini e scuoterò, fra tutti i popoli, la casa d’Israele come si scuote un setaccio e non cade un sassolino per terra”; il modo di allora per la vagliatura del grano era quello di gettarlo con pale in direzione opposta a quella del vento in modo che questo portasse via la pula consentendo al chicco di cadere per terra privo di essa. E sappiamo che il vento in questo caso si collega alla parabola della casa quando “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia”, al contrario dell’altra che, non avendo le stesse caratteristiche, “cadde e la sua rovina fu grande” (Matteo 7.25-27).
“Ho pregato per te” è la garanzia che Gesù dà a Pietro, agli altri e a tutti coloro che avrebbero creduto, noi compresi perché “Dio, che disse «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio suo volto di Cristo. Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo” (2 Corinti 4.6-10).
Nostro Signore ha pregato per Simone “perché la tua fede non venga meno” cioè non si estinguesse dopo aver constatato che, nonostante le sue migliori intenzioni e promesse, come uomo non poteva garantire nulla. Credo che, se ci sia una cosa molto dura da accettare per un credente, è proprio il fallimento nella fede, il constatare come la carne prenda il sopravvento proprio quanto lo riteniamo impossibile. E Simone, al canto del gallo, si trovò deserto e solo con sé stesso, per cui quelle parole, unitamente alle successive, “e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”, furono per lui un potente aiuto perché si risollevasse. La caduta di Simone infatti fu sia come uomo (Simone), che come Apostolo (Pietro).
A proposito del “convertito” sbaglieremmo se pensassimo che Pietro non lo fosse già da allora: aveva lasciato praticamente ogni cosa per seguire il suo Maestro come gli altri; piuttosto, Gesù qui anticipa il dialogo con l’Apostolo dopo la Sua risurrezione, quando gli dirà “Pasci i miei agnelli” e “pascola le mie pecore” per due volte (Giovanni 21.15-17) riabilitandolo pienamente. Amen.
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