17.19 – IL VINO, SANGUE DI CRISTO II/II (Matteo 26.26; Luca 22.19; 1 Corinti 11.25)

17.19 – l vino, sangue di CristoII/II (Matteo 26.26 – Luca 22.19 – 1 Corinti 11.25 )

 

27Poi prese il calice, rese grazie e lo diede a loro dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdóno dei peccati».

22E dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».

Siamo quasi giunti alla fine di questa panoramica sul significato del sangue, questa volta non di un animale deputato al sacrificio, ma di Gesù che “ci purifica da ogni peccato” secondo la prima lettera di Giovanni 1.7 dove quell’ “ogni” testifica che non può esistere colpa, infrazione, peccato grande a tal punto da non venire perdonato per poter iniziare una vita nuova in Lui. L’unico limite al perdóno è stato stabilito da Nostro Signore stesso quando disse “Qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non verrà perdonata” (Matteo 12.31) cioè disprezzare il Vangelo, la Parola di Dio sostituendola con la propria, quella dell’Io, fino alla morte.

Quindi “In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia” (Efesi 1.7), ove “redenzione” deriva dal latino “redimere” cioè “riscattare” e “Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Matteo 20.28), questo anche per coloro che vissero durante la dispensazione della Legge, come leggiamo in Ebrei 9.15: “Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa” (Ebrei 9.15).

Il sacrificio di Gesù come Figlio di Dio e Figlio dell’uomo ha posto la pietra tombale sul potere di Satana pronto ad impedire la salvezza dell’essere umano, ma non solo: la potenza di quel sacrificio è stata tale da renderlo inattaccabile da chiunque. È in Gesù che “è piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la pienezza della divinità e che per lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli” (Colossesi 1.19-20). Ed ecco un’altra delle ragioni per cui alla croce fu detto “Tutto è compiuto”: la distanza fra Dio e l’uomo è stata eliminata, gli antipodi hanno cessato di esistere e la Chiesa, la Comunità dei salvati, è quella che Gesù “ha amato e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro della parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Efesi 5.27,28).

Torniamo alla Dispensazione della Legge in cui c’era “il luogo Santissimo”, o “santuario”, o “Santo dei Santi” a seconda delle versioni: questo era un luogo preciso del Tempio in cui Dio si manifestava, era presente. In esso erano custoditi l’arca dell’alleanza con le tavole della Legge, una fiasca di manna e il bastone di Aaronne. Lì il sommo sacerdote poteva entrare una volta all’anno, ma nel Tempio di Erode questo luogo era completamente vuoto perché tutti gli oggetti che abbiamo elencato erano andati perduti al tempi di Nabucodonosor II che distrusse Gerusalemme nel 587 a.C..

Ebbene il sommo sacerdote entrava in quello spazio nel giorno dello Yom Kippur, della penitenza, dell’espiazione dei peccati e della riconciliazione. In origine era stabilito che “Aarone una volta all’anno compirà il rito espiatorio sui corni di esso – l’altare –: con il sangue del sacrificio espiatorio per il peccato compirà sopra di esso, una volta all’anno, il rito espiatorio di generazione in generazione. È una cosa santissima per il Signore” (Esodo 30.10).

Prima di considerare altri versi teniamo presenti le parole “una volta all’anno”, ripetute due volte, e confrontiamole con quanto avvenuto a Nazareth in Luca 4.16-21: “Venne a Nazareth dov’era cresciuto e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia, aprì il rotolo e trovò il passo dove sta scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri – di spirito – il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore”.

Ecco allora cosa successe con il sacrificio di Gesù e col Suo sangue versato per noi: “Egli entrò una volta nel santuario – cioè alla presenza di Dio – non mediante il sangue di capri e vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna – per noi –.” (Ebrei 9.12). Da notare che quel luogo era precluso a tutti tranne che al sommo sacerdote e un giorno all’anno soltanto e che non poteva essere guardato da nessuno “neanche per un istante, perché morirebbero” (Numeri 4.20).

Ora il santuario dell’Antico Testamento stava a simboleggiare la comunione con Dio che si apriva agli uomini ed al loro perdóno tramite il sommo sacerdote, ma oggi ogni cristiano, in quanto figlio di Dio, ha “libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù” (Ebrei 10.19), Suo e di nessun altro perché non esiste altro nome per il quale gli uomini possano essere salvati (Atti 4.12) e, a conferma dell’universalità, della potenza e della perfezione di quel sangue versato, l’apostolo Pietro aggiunge le parole “sotto il cielo” a specificare che non esiste Salvatore all’infuori di Lui prima, ora e in futuro. E il progetto dell’Avversario è quello di suscitare uno che, negli ultimi tempi, vorrà prendere il posto del vero Messia, riuscendovi per breve tempo.

 

Affrontata questa breve panoramica tesa a far risaltare l’origine del sacrificio col sangue di Gesù preannunciato negli scritti dell’Antico Patto e dei suoi effetti nell’Era della Grazia, veniamo alla cena con gli Undici e all’istituzione del Memoriale, tenendo presente che molte considerazioni fatte a suo tempo sul pane sono valide anche per il vino. Si tratta di stabilire il momento in cui Nostro Signore prese il calice.

Matteo e Marco danno un accenno sul fatto che passò un certo tempo fra la distribuzione dei due elementi con l’utilizzo dell’avverbio “poi” (26.23 e 14.23, ma Luca, supportato dall’apostolo Paolo, precisa che il calice di vino passò “dopo aver cenato” (23.20) alludendo al termine della cena pasquale e non al ritrovarsi assieme ai Suoi. Viene quindi spontaneo pensare che il terzo calice, quello che ricordava il sangue dell’agnello, fu lasciato intatto nel suo passare tra loro e che al quarto, l’ultimo che era di benedizione, ne fu aggiunto un quinto, non previsto dal “protocollo legale” della cena, ma che aggiornava e completava tutti gli altri.

Se Gesù fosse stato un ebreo qualunque, non avrebbe mai potuto agire in quel modo, ma parla dicendo “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che è versato per voi”. Notiamo “Questo calice”, non altri. Quelli di prima avevano la loro validità e senso, da quel momento in poi, solo se fossero confluiti nel nuovo che veniva distribuito agli Apostoli.

Poi abbiamo “è”, stesso tempo presente usato quando parlò del pane come Suo corpo: si tratta di un “essere” perpetuo, da quel momento in poi, che racchiude un presente continuo, che si rinnova perché il Sacrificio di Cristo è stato fatto una volta per sempre. Ricordiamo le parole di Ebrei 10.4-10: “È impossibile che il sangue di tori e capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio, né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà. Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre”.

“Una volta per sempre” ha versato il Suo sangue tanto per gli Undici – ma anche per Giuda, che lo disprezzò nel modo più totale – quanto per l’ultimo credente degli ultimi tempi, “ultimo” nel senso di conclusivo nel registro dei nomi scritti nel libro della vita.

Ecco perché quell’ ”è” continua ad esistere nel tempo: non è importante quando una persona si converte, se nell’anno 50 o nel 2030 – scrivo numeri a caso –, ma che si converta, faccia un inventario della propria vita senza o con Cristo e quindi metta in pratica “la rinuncia alle opere morte e la fede in Dio” (Ebrei 6.1).

Abbiamo poi “la nuova alleanza”, termine che pesa più di una montagna perché un’alleanza implica un patto fra persone. Alleanze vennero stabilite con Noè prima che entrasse nell’arca e dopo il diluvio, con Abrahamo per poi arrivare alla penultima, quella della Legge.

Le alleanze di Dio con l’uomo sono sempre state granitiche (da parte Sua) e furono tutte puntualmente adempiute e lo sarà anche l’ultima, quella suggellata col sangue del Figlio di Dio e Figlio dell’uomo: “la nuova alleanza nel mio sangue.

Spiega molto bene il principio del sangue versato l’Autore della lettera agli Ebrei: Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa. Ora, dove c’è un testamento, è necessario che la morte del testatore sia dichiarata, perché un testamento ha valore solo dopo la morte e rimane senza effetto finché il testatore vive. Per questo neanche la prima alleanza fu inaugurata senza sangue. Infatti, dopo che tutti i comandamenti furono promulgati a tutto il popolo da Mosè, secondo la Legge, questi, preso il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issòpo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, dicendo: Questo è il sangue dell’alleanza che Dio ha stabilito per voi. Alla stessa maniera con il sangue asperse anche la tenda e tutti gli arredi del culto. Secondo la Legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue, e senza spargimento di sangue non esiste perdono. Era dunque necessario che le cose raffiguranti le realtà celesti fossero purificate con tali mezzi; ma le stesse realtà celesti, poi, dovevano esserlo con sacrifici superiori a questi. Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza”.

E credo sia giusto fermarci qui. Il tema ha dimensioni enormi, infinite per qualunque essere umano e anche se si aumentasse il numero dei capitoli, non si arriverebbe comunque a una fine, mancherebbe sempre qualcosa. Sarebbe come pretendere di stabilire il numero dei salvati, o contare “i capelli del vostro capo”. Possiamo solo cercare di approfondire, sapendo che la promessa è che “Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future” (Giovanni 16.13), ma quelle alla portata della nostra mente, purtroppo sempre limitata. Amen.

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