17.45 – VI SCACCERANNO DALLE SINAGOGHE (Giovanni 16.1-4)

17.45 – Vi scacceranno dalle sinagoghe (Giovanni 16.1-4)

1 Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. 2Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. 3E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. 4Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto.

Purtroppo, per esigenze d’esame, la nostra lettura delle parole di Gesù ai discepoli a cena conclusa risulta inevitabilmente spezzettata e, in tal modo, il risultato è una continuità non molto avvertibile. In realtà nostro Signore, dopo aver annunziato ai Suoi la loro prospettiva spirituale e lasciato il “comandamento nuovo” dell’amore e l’altrettanto nuova posizione di Suoi “amici”, passa da 15.18 in poi a parlare degli effetti conseguenti al seguirlo: da una parte vi sarebbe stata la Sua protezione e l’assistenza del Paràclito, dall’altra avrebbero subito l’odio del mondo.
Il termine “mondo” è impegnativo perché si riferisce ai molti sistemi che lo comprendono ed è a più livelli; quando pensiamo a lui tendiamo a identificarlo in tutti coloro che impostano la propria vita in modo chiaramente negativo anche per le persone dotate di semplice coscienza. Troviamo l’esempio principe in Caino e in tutte quelle categorie di persone che hanno un comportamento svincolato da ideali morali (quelli che la Scrittura definisce “empi”, “stolti” e “pigri” tanto per citarne alcuni). Al secondo strato troviamo il sistema politico, sia esso una democrazia o una dittatura, in cui ben raramente il bene del popolo o di una nazione è l’obiettivo primario. Infine, abbiamo quello religioso, da sempre utile a sostenere il precedente, come la storia insegna. E qui Gesù fa riferimento proprio a quest’ultimo. Teniamo presente che Caino e la sua dinastia concretarono il “mondo” in tutti i suoi tre aspetti.
Il nostro testo inizia con le parole “Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi”, cioè ad evitare in loro perplessità e scoramento quando, subendo le persecuzioni, avrebbero potuto interpretare le promesse del Maestro a loro favore a senso unico, vale a dire vedendosi esenti da sofferenze, inimicizie e ostilità di vario tipo. Sappiamo infatti che lo “scàndalo” è una pietra su cui si inciampa mentre si è in cammino che può provocare una caduta le cui conseguenze possono andare da una semplice perdita di equilibrio a ferite, abrasioni o fratture con tutte le conseguenze del caso.
Quindi, se prima le parole furono “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” e “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (15.18-20), ora l’asse si sposta sui loro stessi correligionari; l’ebraismo, con le sue conoscenze millenarie, la sua sapienza, le scuole rabbiniche, non è stato in grado di discernere in Lui il liberatore dal dominio del peccato e della morte, come dalle parole “Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio” (15.23,24). Notare il tempo e il verbo, “visto”, che si riferisce all’incontestabilità dei miracoli e all’impossibilità, più volte dimostrata, di poter controbattere con argomenti solidi i Suoi insegnamenti.
Il “perché non abbiate a scandalizzarvi” di Gesù si riferisce proprio al fatto che gli Undici, e tutti gli altri discepoli ai quali avrebbero trasmesso queste parole, avrebbero dovuto capire che nel “mondo” rientrano tutti coloro che non sono salvati e non le persone che vengono comunemente definite “cattive”, quindi anche quanti professano una religione che, alla luce della Rivelazione, sono solo un pretesto per difendere posizioni umane contrarie alle esigenze di Dio.
Nella lettera di Giacomo, diretta alle Chiese dei Giudei sparse per il mondo allora conosciuto, leggiamo: “Chi tra voi è saggio e intelligente? Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non dite menzogne contro la verità. Non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni” (3.13-16).
I Giudei in questione si attribuivano, per la loro provenienza religiosa, il titolo di savi e sapienti e disprezzavano gli altri, facendosi censori esattamente come i farisei che combattevano Gesù e avrebbero utilizzato lo stesso metodo con i Suoi Apostoli. Ricordiamo la definizione della loro sapienza: “terrena”, cioè proveniente dalla carne, “animale”, cioè non riservata all’uomo, contrapposta a quell’ “alito di vita” che Dio aveva dato ad Adamo e ora conseguibile tramite lo Spirito Santo, e “diabolica” cioè perversa, da “diàbolos” che tradotto significa “calunnioso, malefico, denigratore”.
Ricordiamo anche le parole di Paolo ai credenti della Chiesa di Roma, anch’essa composta in gran parte da Giudei: “Ma se tu ti chiami Giudeo e ti riposi sicuro sulla Legge e metti il tuo vanto in Dio, ne conosci la volontà e, istruito dalla Legge, sai discernere ciò che è meglio, e sei convinto di essere guida dei ciechi, luce di coloro che sono nelle tenebre, educatore degli ignoranti, maestro dei semplici, perché nella Legge possiedi l’espressione della conoscenza e della verità… Ebbene, come mai tu, che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi? Tu che dici di non commettere adulterio, commetti adulterio? Tu che detesti gli idoli, ne derubi i templi? Tu che ti vanti della Legge, offendi Dio trasgredendo la Legge! Infatti sta scritto: Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra tra le genti.” (Romani 2.17-24).
In contrapposizione, Giacomo continua: “Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia” (3.17.18).

Gesù prosegue dicendo “Vi scacceranno dalle sinagoghe”, che per un Giudeo era la pena più infamante dopo la pena di morte. Lo scacciato diventava automaticamente immondo e non poteva avere più contatti con nessun ebreo osservante, quindi praticamente con tutti. Ecco perché quei membri del Sinedrio che credevano in Gesù erano pieni di timore e non si rivelavano, come riporta Giovanni in 12.42: “Anche tra i capi, molti credettero in lui, ma a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga”. Anche al cieco guarito nel giorno di sabato riservarono lo stesso trattamento quando dichiarò “«Proprio questo mi stupisce: che voi – sapienti – non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che. Uno abbia aperto gli occhi a un cieco dalla nascita. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Se tutto nato nei peccati – cioè per loro era ancora cieco e non era stato guarito e perdonato – e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori” (12.30-34).
Abbiamo poi “Anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”, parole che sappiamo si avvereranno molto preso prima con Stefano (Atti 8), poi con l’apostolo Giacomo fatto uccidere da Erode (Atti 12.1.2) che “Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro”. Paolo stesso, parlando del periodo prima della sua conversione, confessò “Eppure anche io ritenni mio dovere compiere molte cose ostili contro il nome di Gesù il Nazareno. Così ho fatto a Gerusalemme: molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con il potere avuto dai capi dei sacerdoti e, quando venivano messi a morte, anche io ho dato il mio voto. In tutte le sinagoghe cercavo spesso di costringerli con le torture a bestemmiare e, nel colmo del mio furore contro di loro, davo loro la caccia perfino nelle città straniere” (26.9-11). Di quel periodo l’apostolo si definisce “accanito nel sostenere le tradizioni dei padri” (Galati 1.14), “quanto allo zelo, persecutore della Chiesa, quanto alla giustizia che deriva dalla Legge, irreprensibile” (Filippesi 3.5), “un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede” (1 Timoteo 1.13).
Tutto questo in nome della religione e la stessa cosa la fecero i Romani con le persecuzioni perché il cristianesimo era considerato un crimine contro l’impero e ciò avvenne, ad esempio, sotto Decio, Valeriano e Diocleziano. Purtroppo iniziative analoghe vennero intraprese dalla Chiesa di Roma contro quelli che considerava eretici e qui dobbiamo pensare non solo alle condanne al rogo e all’inquisizione cosiddetta “santa”, ma agli stermini di intere regioni (la crociata contro gli albigesi (1229-1229), i Catari (1209-1229) che videro la distruzione di molti villaggi e crimini di ogni tipo. Anche qui, l’elenco sarebbe ben più consistente anche secoli più avanti, ad esempio contro i Valdesi nel 1500, che si caratterizzarono con lo sterminio di intere comunità cui seguivano messe di ringraziamento.
Ancora una volta, l’origine del tutto deriva dal “perché non hanno conosciuto me né il Padre mio”, cioè in mancanza di una rivelazione e dell’accoglimento dell’opera di Gesù dentro di sé deriva ogni male. Ricordiamo che se la Chiesa fosse composta da persone che osservano la Parola di Dio, il Suo nome non sarebbe bestemmiato, come abbiamo letto. O, per lo meno, non a causa loro. Ricordiamo sempre che se Gesù libera, la religione opprime, crea fazioni, sette, fanatismo, molto spesso odio e cecità spirituale.
Ricordiamo anche che la Chiesa ha due alternative: rimanere fedele alla Parola, quindi a Gesù Cristo e quindi a se stessa – l’unico egoismo possibile –, oppure venire a patti proprio col mondo che la odia. In pratica, consentire l’ingresso a quei “Nicolaiti” di cui Giovanni parla in Apocalisse 2.6. Nel primo caso avrà persecuzioni, nel secondo si raffredderà e sarà incapace di portare un messaggio risolutore per l’uomo. Il “bestemmiare” nel verso che abbiamo letto non comprende solo gli insulti a Dio, ma un allontanamento da Lui a causa di quei cristiani religiosi che agiscono secondo la carne anziché secondo lo Spirito.

Gesù quindi avvisa i Suoi di una realtà che, per quanto aberrante, è naturale considerato l’odio che il mondo prova per chi non ne condivide lo spirito e i metodi, e infatti il primo omicidio della storia è commentato così: “Questo è il messaggio che avete udito dal principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal Maligno e uccise suo fratello. E per quale motivo lo uccise? Perché le sue opere erano malvage, mentre quelle di suo fratello erano giuste. Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia” (1 Giovanni 3.11-13).
Concludendo, Gesù dà un’ulteriore prova di amore e premura nell’anticipare agli Undici quanto sarebbe avvenuto perché la negatività del mondo non li colga impreparati, certo del fatto che avrebbero rammentato le Sue parole. Così fu per l’annuncio del tradimento di uno di loro (“Ve lo dico fin d’ora, prima che accada perché, quando sarà avvenuto, crediate che io sono”, Giovanni 13.19) e del Suo ritorno al Padre (“Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate”).
Infine le parole si Gesù, per i tempi che si stanno preparando, torneranno ad essere attuali per tutti coloro che, dopo il rapimento della Chiesa, si troveranno a scegliere chi servire. Amen.
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